| [Flying in the Darkness]
Dopo che il vecchio ebbe finito il suo discorsetto preliminare, l'intero gruppo composto da cinque persone si diresse senza indugi alla volta del Senkaimon. Ancora una volta il vecchio Dakuan riprese a parlare, stavolta dandoci delle indicazioni precise su come utilizzare il varco dimensionale in dotazione alla Soul Society, senza riscontrari danni fisici, mentali, o sgradevoli conseguenze. « Per chi arriverà a destinazione si troverà dinanzi ad una campagna sperduta ma non temete perchè lì vi attenderà un nostro speciale collaboratore del Mondo Reale . E' un uomo fidato anche se non è uno Shinigami e sopratutto anche se non è un vero e proprio umano . Per chi non arriverà a destinazione , che dire Amen . Ehehe , solo una cosa Via ! » Con queste parole il gruppo seppe che la sua missione era ufficialmente iniziata. Il primo ad andare fu uno Shinigami dai capelli bluastri, corporatura muscolosa, e andamento deciso. Sembrava sapere il fatto suo, e il fatto, che seppur avendolo visto solo per la prima volta, si fosse gettato al suo interno senza il minimo timore, aveva indubbiamete catturato la mia attenzione. Speravo avessimo potuto sciogliere il ghiaccio successivamente, anche perchè uno Shinigami del genere era proprio quello che cercavo... Dopo solo pochi istanti da quando il primo dio della morte aveva fatto il suo ingresso nel Senkaimon, Dakuan fece cenno al gruppo che un altro poteva partire. Decisi di andare io. Quell'attesa mi snervava, e non avevo voglia di arrivare per ultimo anche in questo conteso. Mi raccolsi con un breve respiro e mossi i miei passi, dirigendomi all'entrata dell'enorme cilindro. Come prima, un'intensa luce ne scaturì, e senza rendermene neanche conto mi ritrovai già in viaggio. Accadde tutto in pochi istanti. Sentii i miei piedi staccarsi dal terreno così strinsi i denti e chiusi gli occhi: un secondo dopo tutto divenne nero.; mi sentii premere da tutte le parti; non riuscivo quasi a respirare, come se fasce di vetro mi stringessero il petto; le pupille mi vennero ricacciate nella testa, i timpani premuti più a fondo nel cranio, e poi... Inghiottii enormi sorsate di gelida aria notturna, e aprii gli occhi lacrimanti: mi sentivo come se fossi stato infilato a forza in un tubo di gomma molto stretto. Passarono alcuni secondi prima che mi rendessi conto che l'enorme cilindro denominato Senkaimon era sparito. Io e colui che mi aveva preceduto, ci trovavamo nel bel mezo del nulla, inanzi a noi solamente una lunga strada percorsa nei bordi da altrettanto lunghi cornicioni rossastri, che pareva non finisse mai. Quando la mia mente si ricongiunse ai miei sensi, capii di trovarmi nel posto descritto in partenza da Dakuan. Se tutto corrispondeva ora sarebbe stata la volta dell'apparizione del nostro alleato/guida che ci avrebbe dovuto fornire le successiva indicazioni per compiere la missone. Non dovetti aspettare molto. Proprio mentre stavo per rivolgere la parola al mio compagno, mi accorsi che stava impastando il Reiatsu. Inizialmente non ne capivo il perchè, ma subito dopo mi accorsi della nuova presenza che ci aveva raggiunto, e improvvisamente capii. A prima vista pareva un uomo, completamente vestito di bianco, portava il cappuccio sulla testa così da nascondere i tratti somatici del suo viso, ma nonostante ciò non mi dava l'impressione di essere un nemico, e sopratutto mi fidavo delle parole del vecchio : «E' un uomo fidato anche se non è uno Shinigami e sopratutto anche se non è un vero e proprio umano» Non mi feci alcun problema quindi, ma il mio compagno non sembrava pensarla allo stesso modo mio. Era attento e concentrato, non come se si trovasse dinanzi ad un alleato, ma bensì ad uno sconosciuto che per quanto gli riguardava poteva benissimo essere un nemico. Ad un certo punto però, parve calmarsi, e convincersi che non ci fosse nulla da temere, poichè non avvertivo più il Reiatsu all'interno del suo corpo fremere con intensità. Senza preavviso, l'uomo parlò, scandendo le bene le parole, con una voce profonda, e alquanto roca: « Sapete riconoscere un nemico ? » Inizialmente trovai la domanda complicata, e non seppi trovare subito una risposta adeguata. Sapevo riconoscere un nemico? Ora che mi ci facevano pensare mi accorsi di come durante tutta la mia carriera non me ne ero mai posto il problema, semplicemente chiunque mi attaccava, o nuoceva ai miei amici, lo consideravo un nemico, ma era davvero quella la risposta giusta? Immerso nei miei pensieri, mi accorsi a malapena che a sua volta il mio compagno aveva aperto bocca per dare la sua risposta: «So riconoscere un Hollow..I miei principali nemici.. In quanto a te non sento un entità maligna in te. Sei la guida mandata dal vecchio?». Le sue parole diedero credito alle mie congetture. Come pensavo, egli era molto diffidente, e pareva non fidarsi dell'individuo dinanzi a noi. L'unica cosa però che mi venne da fare in quel momento fu rispondere anch'io a modo mio al quesito. Sorrisi giovialmente e rivolgendomi alla "guida" dissi: « Mmm... Ora che ci penso no. Non ne sono in grado, ma forse saprai aiutarmi tu al riguardo... » Nelle mie parole era chiaramente sottointesa la volontà che avevo che ci dicesse esattamente chi era e cosa voleva, senza ulteriori perdite di tempo. Se era un nemico non c'era motivo per attendere oltre, se invece era un alletao, non c'era ugualmente motivo per indugiare oltre sulle indicazioni per svolgere la missione. (partendo dal presupposto che il gruppo al completo si trovasse già li) |